mercoledì 28 gennaio 2015

Giocare con la Storia: Agincourt (24 ottobre 1415)

Questo articolo rappresenta la prima parte di un doppio articolo sulla Battaglia di Agincourt del 1415, di cui quest'anno ricorre il 600° anniversario.
Questa prima parte, scritta da Ezio Melega, presenta un quadro storico sulla battaglia e sul contesto all'intorno.
La seconda parte, ovvero l'After-Action-Report di una partita a Men of Iron: Agincourt, verrà pubblicato a febbraio.

Introduzione

La mattina del 25 Ottobre 1415 il sole sorse pallido, tra la nebbia e la pioggia, nelle campagne boscose tra l’Alta Normandia e le Fiandre. Secondo William Shakespeare, in questo scenario deprimente, il re inglese Enrico V si aggirava tra le sue truppe, stanche e debilitate dalla dissenteria, rinfrancando i loro spiriti chiamandoli fratelli e “fortunati pochi”.
Da lì a poche ore tra le campagne strette da boschi tra i villaggi di Agincourt e Tramencourt la “banda di fratelli” avrebbe affrontato e sbaragliato le molto più numerose truppe francesi guidate dall’elite della nobiltà francese, segnando una delle più grandi vittorie inglesi della Guerra dei Cent’Anni e una svolta epocale nella Storia dei due Paesi.

Re Enrico V alla Battaglia di Agincourt

Una vittoria non sperata, neppure immaginata, in una battaglia che Re Enrico non avrebbe voluto, che secondo tutte le logiche avrebbe dovuto perdere, ma che trasformò una fuga disperata in una tale rivincita per la corona inglese da distruggere lo spirito francese per i successivi vent’anni, fino a quando Giovanna d’Arco non avesse innalzato il suo stendardo sotto le mura di Orleans.

La Guerra dei Cent'Anni

La Guerra dei Cent’Anni, di cui Agincourt fu un episodio tardo, non fu una sola, lunga guerra quanto piuttosto uno stato di belligeranza perenne durato formalmente dal 1337 al 1453 e che coinvolse diverse guerre satelliti, in Spagna, in Portogallo, in Bretagna e nelle Fiandre, nonché la proclamazione di almeno un antipapa.
Tutto iniziò con una crisi di successione della corona francese quando, nel 1316, Luigi X morì senza figli maschi e la corona passò al fratello Filippo V, sancendo il principio secondo cui nessuna donna avrebbe potuto succedere al trono di Francia. Anche Filippo V morì senza eredi maschi, così come il successivo fratello, Carlo IV.
A questo punto il parente maschio più prossimo era il figlio della sorella di Carlo IV, Isabella, ovvero il giovane Re Edoardo III di Inghilterra, che prontamente reclamò il trono di Francia. La nobiltà francese, inorridita dal pensiero di riconoscere un re inglese, dichiarò che Isabella non poteva trasmettere al figlio un diritto di successione che lei stessa non possedeva, e proclamò un cugino di Carlo IV re di Francia: il Duca di Valois divenne Re Filippo VI.

Genealogia dei Re di Francia

Gli interessi della corona inglese in Francia erano molteplici. Al di là delle ancestrali origini normanne della casa regnante, l’intero sud-ovest della Francia, l’Aquitania-Guascogna, era un feudo della corona inglese sin dai tempi in cui Enrico II sposò Eleonora d’Aquitania nel 1152, mentre i potentissimi Duchi di Borgogna erano solidi alleati commerciali dell’Inghilterra, dato che all’epoca governavano anche le Fiandre e le Fiandre erano la porta attraverso cui il ricchissimo commercio della lana inglese sbarcava sul continente.

Possedimenti inglesi in Francia

Quando poi la Casa di Borgogna si schierò a fianco dell’Inghilterra contro il partito degli armagnacci (fedeli alla dinastia di Valois) la guerra si trasformò in un vero e proprio conflitto tra modelli sociali: da un lato la monarchia francese che rappresentava il più alto modello feudale, conservativo e legato ai privilegi dati dai possedimenti terrieri, dall’altro gli inglesi e i loro alleati borgognoni che rappresentavano il modello commerciale, legato alle città e più disposto all’innovazione.

Alla fine della guerra la Francia risultò vittoriosa, avendo riconquistato tutti i territori inglesi sul continente con l’esclusione di Calais, ma la guerra aveva indotto tali e tante trasformazioni nella tattica, nella strategia e nella composizione degli eserciti che la società non poteva non esserne influenzata. La Guerra dei Cent’Anni vide il definitivo tramonto della cavalleria pesante feudale (iniziato nel 1302 a Courtrai) e il sorgere degli eserciti professionali, e la Francia, al suo termine, si era dotata del primo esercito permanente della Storia europea dopo l’impero romano.

I Preludi alla battaglia

Enrico V, salito al trono nel 1413, era il bisnipote di quell’Enrico III che per primo aveva dichiarato le pretese inglesi sulla corona di Francia. Era un abile stratega e guerriero, abituato a guidare le truppe in prima persona e, secondo molte testimonianze coeve, amato dai suoi soldati per le sue attitudini cameratesche nei confronti delle truppe.

Enrico V

Enrico V si mostrò fin da subito come un regnante di grande polso, soffocando con una certa crudeltà le rivolte gallesi che segnarono l’inizio del suo regno e mostrò fin da subito una notevole propensione ad una politica estera estremamente aggressiva, a differenza del padre il cui regno aveva segnato una tregua delle ostilità con la Francia.

Al contrario, il suo omologo francese Carlo VI si stava ormai avviando verso il declino fisico, era prono ad episodi di follia in cui arrivava a credere di essere fatto di vetro e politicamente si trovava  a non poter realmente gestire la violenta contesa tra i sostenitori della casa di Armagnac e quella di Borgogna, in una nascente guerra civile.

Carlo VI di Francia

Dopo due anni di provocazioni diplomatiche, il consueto valzer di ambasciatori, richieste di vecchi riscatti e tutti quei preludi necessari a dare un senso di legittimità e diritto divino alla guerra medievale, nell’estate 1415 Enrico V sbarcò in Normandia, e il 13 Agosto prese d’assedio il porto di Harfleur, sulla Manica, probabilmente intendendo porre fine agli episodi di pirateria che avevano marcato la fase di pace armata che l’aveva preceduto e come preludio all’occupazione della Normandia.
Sfortunatamente per Enrico l’assedio del porto durò molto più del previsto e la città cadde solo a Settembre, sprecando quasi totalmente la stagione bellica, e causando notevoli perdite tra gli inglesi.

Nonostante la situazione sfavorevole, accontentarsi di Harfleur era però impossibile per Enrico. Le ingenti risorse investite nella campagna non potevano essere sprecate per una vittoria così modesta. Il giovane re decise quindi per una chevauchée: iniziò l’attraversamento della regione con il suo esercito, requisendo tributi, saccheggiando, facendo terra bruciata e in generale imponendo la propria presenza sul territorio, senza cercare battaglia ma, anzi, sfidando i francesi a raccogliere un esercito e fermarlo.
Il suo obiettivo finale era comunque Calais, la roccaforte inglese a circa 250 km da Harfleur, da cui imbarcarsi e tornare in Inghilterra per l’inverno.

La campagna di Enrico era così costosa perché si appoggiava su un nuovo tipo di esercito. Enrico non era ricorso ad una leva feudale, poiché il modello dell’esercito inglese aveva ormai sorpassato quello della classica armata feudale in cui l’unico corpo di specialisti era la nobile cavalleria pesante. Nell’esercito di Enrico convivevano e combattevano fianco a fianco i nobili cavalieri e fitti corpi di arcieri, di estrazione popolare ma estremamente addestrati e disciplinati. Questi semi-professionisti erano slegati dal sistema di benefici che compensava la cavalleria nobile, ed andavano pagati ed equipaggiati. Tali risorse andavano poi concordate col Parlamento che, sin dal regno di Enrico III, aveva potere di veto sull’imposizione di nuove tasse. È quindi comprensibile come Enrico V fosse costretto a ottenere ben più successi che un semplice assedio vittorioso da una campagna le cui fasi preparatorie erano state così complesse.

Raffigurazione della battaglia di Agincourt

Nel frattempo Carlo VI di Francia aveva iniziato a sua volta a raccogliere un esercito, e anche in questo caso si trattava di un esercito proto-moderno, in cui alla cavalleria feudale si affiancavano corpi di specialisti spesso mercenari (balestrieri, le prime forme di artiglieri, arcieri) pagati coi soldi statali, in un enorme sconvolgimento del rigido sistema feudale francese, in cui ciascun nobile era responsabile dell’equipaggiamento proprio e dei propri soldati, e veniva ripagato dal suo signore feudale attraverso regalie e privilegi.

Tale pratica ci mostra come la Guerra dei Cent’Anni sia stato il vero passaggio tra la guerra medievale e la guerra moderna, e di come gli enormi sconvolgimenti sociali portati dal XIV secolo (le rivoluzioni tecnologiche, la rinascita delle città e della borghesia, la peste) influissero enormemente sul modo in cui le guerre venivano condotte.

Questo nuovo esercito non aveva fatto in tempo ad intervenire ad Harfleur, ma i generali di Carlo VI intendevano raccogliere la sfida di Enrico V e intercettarlo confidando nel notevole vantaggio numerico garantito dal costante afflusso di truppe fresche e nella debolezza delle truppe inglesi: ferite da Harfleur, vittime della dissenteria e ormai prossime al collasso per le estenuanti marce nella piovosa campagna francese.
Da parte sua Enrico era ben conscio del pericolo, e trasformò la sua chevauchée in una precipitosa fuga verso Calais.

Il 24 Ottobre le truppe francesi, guidate dai generali di Carlo VI (che non partecipò di persona alla campagna) e consigliate dai nobili locali che erano stati chiamati ad unirsi all’esercito, riuscirono a portarsi in posizione di vantaggio, tagliando la strada agli inglesi e costringendo Enrico V ad una battaglia asimmetrica (alcune fonti parlano di un vantaggio 4-1 per i francesi) in cui aveva davvero poche speranze.

La battaglia

Il campo di Agincourt era uno stretto lembo di terreni arati, chiusi ai due lati da fitti boschi e dai due villaggi di Agincourt e Tramecourt.
L’esercito inglese occupava il lato sud del campo, mentre quello francese prese posizione a nord, impedendo una facile fuga inglese verso Calais, distante solo una cinquantina di chilometri.

Non sappiamo bene quanti uomini combatterono ad Agincourt in quanto le fonti antiche sono piuttosto imprecise, e gli storici moderni non sono concordi sul come interpretarli. Di sicuro gli inglesi erano seriamente superati in numero, ma le proporzioni di tale disparità sono incerte. Una stima prudente parla di quattro francesi per ogni tre inglesi, ma è possibile che si arrivasse addirittura ad una disparità di quattro a uno.

L’esercito inglese era composto prevalentemente da arcieri. Di estrazione inglese e gallese, la loro arma era il famoso longbow, l’arco lungo. Costruito in legno di tasso e alto fino a un metro e ottanta, il longbow poteva lanciare frecce lunghe fino a 90 cm ad una distanza di 300 metri, con un ritmo costante di 6 al minuto, ma che poteva essere notevolmente aumentato a patto di essere disposti a rovinare l’arma e stancare l’arciere.
Addestrati fin da ragazzi alla particolare tecnica di tensione che consentiva di sfruttare appieno le caratteristiche di queste mostruosità (un arciere dell’epoca parla di come il padre gli insegnò a tendere “mettendo il proprio corpo nell’arco”, e non ad usare solo la forza delle braccia, come in altri Paesi), gli arcieri inglesi e gallesi presentavano vere e proprie deformazioni muscolo-scheletriche ed erano considerati preziosi professionisti, addestrati e disciplinati.

A fronte di 6.000-7.000 arcieri le forze inglesi potevano contare su un migliaio di uomini d'arme: nobili in armatura pesante, ma addestrati al combattimento appiedato oltre che alla tradizionale carica di cavalleria, in una tattica che aveva iniziato a prendere piede con le rivolte delle Fiandre del secolo precedente e che già Enrico III aveva perfezionato, ma che i nobili francesi stentavano a fare propria.

L’esercito francese, guidato da un gruppo di alti nobili tra cui il Conestabile di Francia Carlo d’Albret, il famoso cavaliere Jean II Le Meingre detto Boucicaut e il Duca Carlo di Orleans, leader del partito degli armagnacchi, poteva contare su circa 10.000 cavalieri, sia montati che appiedati, e su diverse migliaia di arcieri, lancieri, balestrieri e persino un paio di rudimentali cannoni.
Forte di questo vantaggio, e attendendo ancora maggiori rinforzi dalla Bretagna e dall’Anjou, i Francesi non avevano fretta di ingaggiare battaglia, preferendo arroccarsi in posizione d’attesa, dove i nobili iniziarono a distrarsi, giocare d’azzardo e a litigare su chi, secondo le leggi della cavalleria, dovesse avere il privilegio di guidare l’assalto, senza riuscire a mettere il comando coordinato della battaglia nelle mani di uno solo di loro.

Il piano originale prevedeva piazzare arcieri e balestrieri (il terreno era troppo umido per l’utilizzo dei cannoni) in prima linea, supportati dagli uomini d'arme e la cavalleria tenuta di riserva per devastare le fila inglesi bersagliate dagli arcieri francesi.

Come è noto questo piano non venne seguito. Gli arcieri anglo-gallesi ebbero il tempo di fortificarsi con pali acuminati infissi nel terreno a distanza tale da mantenere le file francesi entro la gittata delle loro armi, e i cavalieri francesi forzarono le loro stesse truppe per porsi in prima linea. Quando gli arcieri di Enrico iniziarono a scoccare la cavalleria francese in prima fila era ancora distratta, disorganizzata e impreparata. Una carica frettolosa senza una reale leadership a causa dei continui litigi per la precedenza degli alti nobili che la guidarono, su terreno fangoso e che fu incapace di aggirare gli arcieri a causa dei boschi, o di assalire direttamente gli arcieri a causa dei pali di fortificazione, e si andò a spezzare contro le linee degli uomini d’arme inglesi, finendo in un disastro e in un gran numero di nobili francesi presi prigionieri, tra cui Boucicault stesso.

Battaglia di Agincourt

Questo atteggiamento della cavalleria nobile francese non fu motivato solo da arroganza e impreparazione, anche se questi due fattori furono certamente un fattore importante.
Il ruolo del cavaliere era estremamente preciso: i nobili francesi erano una classe che godeva di enormi privilegi sociali e personali. Avevano diritto ad una legge privata, ricevevano regali dal re e dai loro valvassori, ed erano riconosciuti come i leader politici della nazione. Tutto questo potere era però sottomesso ad un obbligo ben preciso: combattere le guerre del sovrano.
Un cavaliere che non si distinguesse sul campo di battaglia non aveva ragione di esistere. Tutte le risorse di cui si appropriava, tutti i privilegi di cui godeva erano subordinati al suo essere l’arma definitiva, capace da sola di rovesciare le sorti di una battaglia
.

La gloria della cavalleria francese era già in fase calante: una disastrosa crociata contro l’Impero Ottomano, costata enormemente in termini di riscatto e la perdita dei territori genovesi recentemente occupati avevano rivelato la loro inadeguatezza, e fin dall’assedio di Harfleur Enrico V aveva esplicitamente lanciato sfide personali ai cavalieri francesi, che si sentivano in dovere di raccogliere.
Mostrarsi codardi nei confronti di semplici arcieri, umili figli di contadini e piccoli possidenti, sarebbe stato il colpo definitivo alla loro credibilità come guerrieri, avrebbe abbattuto la loro funzione sociale.
Non potevano permetterlo.

Allo stesso tempo i cambiamenti sociali della fine del medioevo stavano premendo fortemente sulla vecchia aristocrazia guerriera. L’esercito francese ad Agincourt non era stato reclutato secondo i vecchi sistemi feudali, ma promettendo compensazioni monetarie ai partecipanti la campagna bellica, secondo il modello inglese. I ranghi non erano quindi composto da una leva feudale, ma da veri e propri soldati semi-professionisti, il cui reclutamento doveva aver indebitato non poco i responsabili nobili della campagna. Diventava quindi necessario per i cavalieri recuperare denaro in fretta, e il modo migliore per farlo era sempre stato, in guerra, attraverso la cattura delle armi avversarie e di prigionieri di rango per cui chiedere il riscatto.
Gli stessi litigi per il predominio e il rifiuto di coordinarsi da parte dei comandanti della prima carica dovrebbe essere letto in questo senso: ciascuno aveva l’assoluta necessità di mostrarsi superiore agli altri, per avere una chance di assumere il controllo degli eventi nella guerra intestina che si stava preparando contro la Borgogna in parallelo a quella contro l’Inghilterra. Ovviamente l’assoluta impreparazione e la leggerezza con cui affrontarono quelli che ai loro occhi dovevano essere solo una banda di straccioni non fece altro che sottolineare la loro totale inadeguatezza.

La rovinosa carica di Agincourt, che condannò la battaglia fin dalla sua fase iniziale, non è quindi soltanto un capolavoro di incompetenza militare, ma anche e soprattutto il segnale della fine di un epoca, il mondo antico che si scontra contro le esigenze dell’incipiente modernità, vedendo i vecchi ragionamenti e modelli di comportamento rivelare la loro inadeguatezza.

Cavalieri Francesi

Dopo la carica di cavalleria un secondo assalto, guidato dal Constabile di Francia stesso, vide gli uomini d’arme francesi avanzare nel fango, soffocati dalle loro armature e affondati fino al ginocchio nella melma, bersagliati a bruciapelo dalle frecce inglesi. Queste non erano in grado di penetrare i pettorali delle migliori armature, ma erano pericolose per braccia, gambe e volti esposti, e l’esperienza di attraversamento del campo di Agincourt, soffocati dall’elmo che doveva essere chiuso, sbilanciati dal fianco e martoriati dal continuo lancio di frecce doveva essere terrificante anche per dei professionisti della guerra.
Quando si arrivò alla mischia gli arcieri abbandonarono gli archi e iniziarono a combattere con pugnali, daghe e i martelli che avevano usato per piantare i pali nel terreno. Dopo un iniziale successo, l’attacco francese perse di forza e, attaccati da tre lati da avversari più leggeri e mobili, feriti, esausti e incapaci di rialzarsi quando caduti, gli uomini d’arme francesi soccombettero, vennero presi prigionieri a decine e lo stesso Conestabile Carlo d’Albret venne ucciso in battaglia.

In un momento imprecisato della battaglia, un giovane cavaliere del villaggio di Agincourt chiamato Ysembart, guidò la sortita di qualche uomo d’armi e un gran numero di paesani attraverso i boschi verso il campo inglese, non si sa quanto concordata coi generali o quanto piuttosto una razzia privata, e riuscì ad arrivare fino alla tenda reale, rubando il ricco guardaroba e scappando con un notevole bottino. Colto di sorpresa, e probabilmente senza sapere esattamente che genere d’attacco le sue salmerie stessero fronteggiando, Enrico V dette ordine di uccidere i prigionieri francesi, violando ogni legge bellica o di cavalleria.

L’atto fu aspramente criticato, e preso come simbolo dell’assoluta mancanza di coscienza da parte di Enrico V, ma fu probabilmente un atto di calcolato pragmatismo, più che di crudeltà. Data la disparità nei numeri, ad Agincourt si verificò il caso unico in cui i prigionieri da soli quasi superavano in numero i combattenti inglesi. Enrico interpretò probabilmente la razzia come un tentativo di sollevare i prigionieri, e, temendo una ribellione a cui non avrebbe potuto fare fronte, ordinò il massacro, col semplice scopo di proteggere la sua retroguardia nella battaglia ancora in corso.

Quando la battaglia si concluse i francesi avevano perso tra morti, feriti e prigionieri, più di 4.000 uomini. Anche in questo caso le cifre sono aperte a dibattito, ma la stima maggiormente accreditata parla comunque di un rapporto di nove a uno tra le perdite francesi e quelle inglesi, con centinaia di cavalieri e decine di nobili maggiori francesi morti o catturati dal nemico.

Le conseguenze

La disfatta francese ad Agincourt permise ad Enrico di stabilire il proprio dominio sulla Normandia e di riparare a Calais e da lì riparare in Inghilterra per ricostruire il proprio esercito stremato.
Forte del successo di fronte al parlamento e sfruttando le risorse ottenute dai riscatti, Enrico V poté quindi tornare in Francia l’anno successivo e impegnarsi in una campagna pluriennale che finì per garantirgli il controllo di tutta la parte nord del Paese e una forte posizione da cui proclamare i propri diritti alla corona di Francia.

Il 21 Maggio 1420, a Troyes, Carlo VI ed Enrico V firmarono un trattato che, pur non mettendo ufficialmente fine alla guerra, segnava una definitiva vittoria per il re inglese. Secondo i termini del trattato Enrico sposò Caterina di Valois, figlia di Carlo VI, e venne dichiarato reggente di Francia; un titolo tutt’altro che formale, dati gli accessi di follia che periodicamente incapacitavano Carlo VI. Oltre alla reggenza, Enrico V guadagnò anche per sé e per i propri figli, legittimati dal matrimonio con Caterina, il titolo di erede al trono di Francia, delegittimando il figlio diciassettenne di Carlo VI, il delfino Carlo di Valois, futuro Carlo VII.

Caterina di Valois

Il trattato di Troyes portò ad una pace incerta, che venne prontamente infranta quando, due anni dopo, morirono prima Enrico V, lasciando un figlio di pochi mesi, e poche settimane dopo, Carlo VI. Secondo gli accordi il figlio neonato di Enrico V sarebbe dovuto diventare re, ma il Delfino di Francia violò i termini del trattato, reclamò il trono e qualche anno dopo partì per una campagna di riconquista con un generale d’eccezione: Giovanna d’Arco.

Le conseguenze più rilevanti della battaglia di Agincourt furono però l’amplificare i cambiamenti occorsi nella società tardo-medievale, più che nel forzare la monarchia francese ad una fragile resa.

In primo luogo la perdita di tanti nobili sul campo di battaglia, morti o prigionieri (molti riscatti, tra cui quello di Boucicault, non furono mai pagati. Evidentemente qualcuno ne aveva abbastanza della loro inettitudine), indebolì terribilmente le posizioni della nobiltà francese, e andò ad influenzare la guerra civile che stava maturando tra il partito degli armagnacchi (favorevoli al tradizionale rapporto sociale feudale) e quello dei borgognoni (influenzati dalla classe mercantile inglese). Le ostilità erano iniziate già nel 1407, con l’esclusione dei Duchi di Borgogna dal concilio reale e il seguente assassinio del Duca d’Orleans, massimo esponente degli armagnacchi, ed avevano raggiunto un nuovo apice nel 1418, con l’omicidio del Duca di Borgogna da parte della fazione rivale, il che aveva portato la Borgnogna a cercare un’alleanza separata con la corona inglese, sostenendo come legittime le pretese di Enrico al trono di Francia e dichiarando Carlo VI un usurpatore.

Assassinio del Duca d'Orleans

La maggior parte dei caduti di Agincourt apparteneva quindi alla fazione armagnacca, che venne a tutti gli effetti decapitata.
I borgognoni ne approfittarono e, solo dieci giorni dopo Agincourt, entrarono in forze a Parigi, occupandola militarmente con inusitata ferocia, e facendo precipitare la Francia in una guerra civile di grande intensità e che si concluderà solo con il riconoscimento dell’indipendenza della Borgogna da parte di Carlo VII, al termine della guerra con l’Inghilterra.
Si può facilmente vedere come l’Inghilterra, pur perdendo la guerra e dovendo rinunciare sia alle proprie pretese sulla corona di Francia, sia ai suoi possedimenti sul continente (con l’eccezione di Calais), sia però riuscita, attraverso la mediazione culturale dei borgognoni, a far capitolare l’antica struttura di potere francese, e a “colonizzare” il Paese con la propria mentalità mercantile e il proprio modello economico, di cui la Borgogna si fece sponsor e che riuscì a far valere presso Carlo VII quando questi cercò la pace con i suoi nobili ribelli.

Un’altra rivoluzione causata dalla campagna di Enrico V fu quello di consegnare il Paese nelle mani di bande di mercenari.
Per sostenere le proprie compagnie, i nobili uomini d’arme francesi avevano imitato il modello inglese e, invece di ricorrere ad una leva feudale, forzata, avevano offerto compensi monetari a veterani delle guerre intestine ed esterne.
Con il cessare delle ostilità dirette, queste compagnie di semi-professionisti della guerra si trovarono disoccupate e, come hanno sempre fatto i mercenari nel corso della Storia, si diedero al brigantaggio, scorrendo la campagna francese e procurando ingenti danni al territorio.

Una delle prime mosse di governo di Carlo VII, dopo aver violato i termini del trattato fu incanalare questa risorsa bellica, lanciando un bando per le compagnie d'ordonnance. Carlo VII, alla ricerca disperata di uomini e comandanti ancora quindici anni dopo Agincourt, offriva il perdono reale e un soldo regolare, un vero e proprio stipendio, a quegli sbandati che si fossero presentati a combattere per lui, così come a quei cavalieri, magari non appartenenti all’alta nobiltà (che si era comunque dimostrata quantomai inadatta al comando e troppo legata a strategie appartenenti al secolo precedente) ma comunque addestrati alla tattica e alla strategia, che volessero comandare le nuove compagnie.

Questo decreto portò alla creazione del primo esercito permanente in Europa dopo la caduta dell’impero romano, un esercito di professionisti posti direttamente al servizio al sovrano non tanto dai vincoli della lealtà feudale, che si erano dimostrati troppo deboli nella giostra di tradimenti, alleanze, e opposte lealtà che era la Guerra dei Cent’Anni, quanto da legami economici e quasi nazionalistici di sapore molto più moderno.

Assedio di Orleans

Si può dire che la più grande conseguenza della Battaglia di Agincourt, in quanto apertura dell’ultima fase della Guerra dei Cent’Anni, non fu quella di garantire il predominio all’Inghilterra (una vittoria di Pirro di breve durata), quanto piuttosto quello di catalizzare i cambiamenti sociali post-medievali in atto in Inghilterra, e di forzare la Francia a fare lo stesso, proiettando quelle due nazioni fuori dal medioevo e pronte a partecipare a quella zeitgeist europea che, partita nel XIII secolo, sarebbe esplosa nel XIV e che in Italia viene chiamata “Rinascimento”.
Quella vittoria e la successiva campagna innescarono eventi come la creazione del primo nucleo di quello che diventerà l’esercito francese o la guerra civile tra armagnacchi e borgognoni e la necessità di trovare una coesione sociale al suo termine, che produssero una serie di processi che si concluderanno, in definitiva, solo nel XVIII secolo, quando proprio Francia e Inghilterra emergeranno, non a caso, tra i primi stati-nazione europei, e dominatori per questo del XIX secolo.

Tutto questo perché, nel giorno di Crispino e Crispiano, una banda di inglesi, combattendo fianco a fianco, nobili e plebei assieme, abbatté per sempre l’arroganza della nobiltà francese, trascinando con uno shock quel Paese al di fuori dei fanghi medievali da cui stentava a sollevarsi.

BIBLIOGRAFIA

     Philippe Contamine; La guerra nel Medioevo; Bologna : Il Mulino, 2005
     Ludovico Gatto; Storia universale del Medioevo; Roma : Newton Compton, 2003
     Johan Huizinga; L’autunno del Medioevo; Roma : Newton Compton, 1992
     Alfred Coville; “Francia: armagnacchi e borgnognoni (1380-1422)”, in Storia del mondo Medievale, cap. XVII, vol. VI; Milano : Garzanti, 1999
     George Macaulay Trevelyan; Storia della società inglese; Torino : Einaudi, 1972

LUDOGRAFIA

     Richard H. Berg; Men of Iron; GMT games; 2005 (scenari per Crecy e Poitiers)
     Richard H. Berg, Rodger B. MacGowan; Men of Iron: Agincourt; GMT games; 2009 (espansione presente su C3i Magazine n° 22)
     Redmond A. Simonsen; Agincourt; SPI (Simulations Publications, Inc.); 1978
     David McElhannon, Joseph Miranda, Beth Queman; The Hundred Year War; Decision Games; 1995
     Makoto Nakajima, Adam Starkweather; Warriors of God; Multi-Man Publishing; 2008

mercoledì 7 gennaio 2015

Riepilogo e Call to Arms

E con nuovo anno è giunto il tempo di tracciare un piccolo bilancio sul 2014, primo anno di attività di questo piccolo blog.

Innanzitutto 24 post, nonostante la maggiore attività nella seconda metà dell'anno, sono un buon inizio.
Vedere piano piano dove voler andare a parare e di cosa parlare ha senz'altro contribuito.

La prima collaborazione esterna con Simone Melchiori della Gilda dei Giocatori di Ferrara è stata un altro traguardo importante che non pensavo di poter raggiungere già dal primo anno.

Detto questo mi piacerebbe anche continuare e potenziare la strada intrapresa finora. Da qui...

Call to Arms!

So che là fuori ci sono persone e hobbisti che sono esperti e magari, senza la fretta o la pressione di dover pubblicare periodicamente, possono contribuire a questo blog.

Ho un pochino, come sogno nascosto, che questo blog possa diventare un serbatoio di contributi, in particolare per l'hobby del wargame storico da tavolo.

Qualcosa che offra un servizio di qualità e che anche, con un pochino di superbia, insegni come fare recensioni e AAR non fini a sé stessi, ma anche educativi.

In tal senso volevo vedere se ci fosse qualcuno disposto a collaborare, più o meno con frequenza (anche in base alle esigenze dei singoli) con questo blog.

Nella fattispecie cerco:
- persone motivate e che lavorino bene in gruppo
- persone che vogliano pubblicare articoli e analisi approfondite su giochi, senza lasciarle cadere nei social network
- persone che vogliano pubblicare AAR con scopi educativi, sia dal punto di vista ludico che dal punto di vista storico
- persone che vogliano tradurre e/o pubblicare anche in inglese (tanto per far sentire anche la voce del bacino italiano fuori dalla penisola)

Detto questo, se siete interessati anche solo a parlarne, scrivete a lordvellu@gmail.com.

Grazie per disponibilità e attenzione e prepariamoci ad un grande 2015 (con tutti i suoi anniversari e ricorrenze importanti)!!!!!

martedì 9 dicembre 2014

Partita: D-Day at Omaha Beach (Parte 4) [Turni 13-16]

Ed eccoci all'ultima parte prima dell'eventuale fase di gioco avanzato. Riprendiamo dalla Parte 3,
Ringrazio anticipatamente Simone Melchiori per la disponibilità e la collaborazione, sperando di poter fare qualcosa nuovamente in futuro.

Turno 13

Turno compromettente per le sorti dello sbarco. Nessun arrivo nella Landing Phase. L'evento pone un depth marker sulla WN marrone del settore ovest. I danni principali però li fa la German Fire Phase che questa volta colpisce l'HQ della 29a proprio con la WN marrone. Dovrò quindi giocare questo ed i prossimi 2 turni senza HQ e quando rientrerà sarà lontano dalle truppe.


L'HQ della 1a comanda l'attacco della WN viola ma non avendo l'arma BG rimane solo disrupted inoltre l'attacco alla posizione di rinforzo rossa rivela che fra le armi necessarie c'è FL (Flanking). Questa non è propriamente un'arma, ma richiede un attacco sui fianchi ossia un attacco da 2 unità su esagoni non adiacenti.


Qua le truppe continuano l'avanzata verso l'entroterra. Sfrutto questa foto per spiegare i punti vittoria

Il gioco basa la conquista degli scenari sulla base dei punti vittoria. In particolare vengono dati:
- 1 PV per ogni WN controllato
- 1 PV per ogni postazione di rinforzo controllata
- 5 PV per ogni DRAW controllato.

Nella foto sopra si vede cos'è un draw (ce ne son in tutto 4 sulla mappa). In pratica un draw è un'area piana strategica per la riuscita dello sbarco per permettere la realizzazione delle teste di ponte e gestire poi i movimenti e la logistica verso l'entroterra francese.
Per avere controllo occorre che un esagono non sia sotto il fuoco nemico di qualsiasi entità, quindi ad esempio per il Draw E-1 occorre per controllarlo eliminare sia le WN 64 e WN 65 ma anche le postazioni di rinforzo arancio (C2 che ha già un rinforzo sopra) e marrone (D2) in alto.

Anche per le WN valgono stesse considerazioni sul controllo per cui se ad esempio si distrugge la postazione WN 64 ma non la WN 65 non si prende il PV per la WN64 in quanto la WN65 vi proietta fuoco.

Se si gioca lo scenario completo alla fine del 16° turno occorre fare un check sui PV:
  • PV minori o uguali a 10: Sconfitta automatica
  • PV tra 11 e 19 compresi: si prosegue fino al 32° turno
  • PV maggiori o uguali a 20: Vittoria automatica


La fanteria con l'eroe è stata distrutta durante il tentativo di infiltrarsi fra le unità tedesche WN71 e WN72 (se si muove in esagoni adiacenti alla stessa unità si gira una carta e se esce colore della postazione e simbolo dell'unità che si infiltra questa subisce uno step).

Decido quindi di provare a portare il ranger C/2R verso G3 o G5. Il generale Cota porta le truppe verso le postazioni di rinforzo viola e verde mentre le unità senza più HQ fanno quel che possono per provare a contrastare le WN 66 e 68.

Turno 14

Questa volta l'evento ci porta un nuovo eroe sulla 1a divisione che decido di piazzare sulla fanteria E/2/116. Per migliorarla e cercare di ottenere il controllo del draw E-1.

Il fuoco nemico genera un'altra Infantry Loss (H/2/16) sulla 1a.

Ora la situazione vede 6 Infantry Loss per la 1a e 5 Infantry Losses per la 29a. Sulla postazione più orientale non c'è molto da segnalare.


Al centro le postazioni di rinforzo C1 e C2 vengono attaccate e distrutte, mentre il genrale Wyman si prepara a condurre l'attacco contro la postazione viola e marrone (il counter climb va rimosso ma ho fatto la foto prima).

Il Climb delle bluff, le linee tratteggiate marroncino, dura 2 turni: nel primo turno si piazza il marker e si sposta il counter nell'esagono di destinazione e nel turno dopo free action di rimuovere il counter di climb).


Sul fronte occidentale le cose continuano a non andare molto bene. Le postazioni di rinforzo viola e verde rivelano la necessità per entrambe di attacchi sui fianchi (FL). Mente la postazione WN arancio attaccata da H/2/116 e I/3/116 rivela nel depth di richiedere l'artiglieria, ma per usare artiglieria serve HQ perso al turno precedente...

Turno 15

Turno disastroso per l'americano.

Al tedesco arrivano molti rinforzi nella posizione cruciale D2.
Inoltre questi rinforzi sparano subito nella German Fire Phase e colpiscono l'eroe entrato al turno prima.
L'eroe può prendersi un colpo lui al posto della fanteria, si gira il counter dell'eroe dal lato Inspired per segnalare che la fanteria mantiene la free action data dall'eroe (qua serve a poco visto che c'era anche il generale) ma perde le abilità di +1 agli attacchi e avere qualsiasi arma richiesta.

Inoltre anche un'altra fanteria finisce fra le Infantry Losses e ora la 1a divisione ha 7 Infantry Losses: se al prossimo turno, durante la German Fire Phase, un'altra fanteria finirà fra le Infantry Losses ci sarà una Sconfitta Catastrofica per l'americano.


La fanteria I/3/16 arriva finalmente a dare supporto e distrugge il depth marker della WN60 viola. La L/3/16 entra nella postazione di rinforzo ma non prenderà PV perchè sotto il fuoco della postazione di rinforzo rossa.

Le truppe di Wyman sono decimate e la fanteria con l'eroe è a forte rischio nella prossima German Fire Phase visto che è sotto il fuoco potenziale sia della postazione di rinforzo marrone sia di quella viola.

La posizione viola attaccata dalle due fanterie ridotte ha rivelato una fanteria tattica della 916a divisione tedesca molto forte (4, BR, FL).


Per provare ad aumentare i PV mando le truppe di Cota verso la posizione di rinforzo viola. Anche come PV non sono messo molto bene essendo diventato impossibile prendere il Draw E-1 entro il prossimo turno.


Turno 16

Fine dei giochi...

Nella German Fire Phase la postazione marrone spara in intense fire e si ha l'ottava Infantry Loss della 1a divisione.


Come si vede sarebbero entrati parecchi rinforzi ma non hanno fatto in tempo :(



Ho evidenziato con dei circoletti quali sarebbero stati i PV ottenuti: 8 sul settore orientale, solo 1 sul settore occidentale. Negli 8 ho incluso quelli 'potenziali' che avrei ottenuto distruggendo la postazione viola WN60.


Purtroppo l'avventura finisce prima dell'inizio delle regole aggiuntive.

Le novità principali introdotte dalle regole avanzate sono le azioni dei tedeschi che iniziano a muoversi sulla mappa con le azioni di advance (A).
Le azioni generano anche fuoco dai mortai o dalle artiglierie, ottengono rinforzi più facilmente sia di unità, sia come depth marker.
I tedeschi ottengono l'azione di Patrol con cui non sparano ma mettono disrupted le unità americane.

Le novità principali per gli americani sono:
- movimenti da 2 esagoni per fanterie e leader
- barrage dalle artiglierie (prima solo i tank le fanno)
- possibilità per i tank di muoversi su strade anche all'interno (nei primi 16 turni rimangono solo sulla beach).

Inoltre gli HQ possono essere convertiti in Command Posts e in questo caso ottengono di governare unità fino a 4 esagoni di distanza. Possono essere costruite delle Engineer Bases che permettono di generare Garrisons, di ripulire le strade per permettere ai tanks e alle altre unità (non fanterie) di lasciare la spiaggia e addentrarsi verso i terreni.

Conclusioni

Questa è stata la partita dove son stato più vicino ad arrivare alla seconda parte del gioco.

Il gioco è molto immersivo a mio giudizio e si ha sempre l'impressione di essere sotto il fuoco tedesco e attraversare quella spiaggia è sempre un incubo.
L'intelligenza artificiale del gioco funziona molto bene portando spessissimo i rinforzi nei punti che danno più fastidio.
Devo dire che non si sente la mancanza del dado in quanto come dice l'autore fra unità nascoste (non si sa quanto hanno di CF finché non le si attacca), armi necessarie, flanking, depth marker ce ne sono già abbastanza di elementi casuali.

I drift alle unità durante lo sbarco danno rigiocabilità perché le unità arrivano sulla spiaggia sempre in disposizioni diverse.
Nella US phase il limite di 2 azioni per lato si sente e si è sempre in dubbio di come gestirle al meglio. Quello che mi piace molto di questo gioco è proprio questa fase ricca di strategia in cui il giocatore deve decidere come usare le sue forze (metto in salvo i carri dalla marea o provo un barrage? Attacco con un'unità ferita o aspetto rinforzi?).

Usare HQ e generali è fondamentale per poter avere più azioni ma concentrare le unità rende anche più probabile il loro ferimento.

Per me di gran lunga il più bel solitario mai provato!!!

martedì 2 dicembre 2014

Partita: D-Day at Omaha Beach (Parte 3) [Turni 9-12]

Riprendiamo la trattazione dell'AAR da Parte 2.

Turno 9

Continuo a rinviare alcuni sbarchi perché dal turno 10 sarà possibile piazzare gli sbarchi dove si vuole indipendentemente dal settore indicato sul token. Nella fase evento invece un altro evento positivo:

 

Ora avremo quindi a disposizione un counter da spendere (una volta sola) come attacco navale da aggiungere ad un attacco. Può essere usato come barrage o come attacco di forza 9 a distanza illimitata (U = Unlimited).
L'unica condizione è che l'unità attaccante cui da supporto deve avere fra le armi disponibili la radio (RD) oppure essere in comando ad un HQ (che da la RD a tutte le unità ad esso adiacenti).

Sottolineo anche una cosa intelligente delle carte che nel testo riportano fra parentesi l'indicazione della regola che le controlla se uno ha bisogno di rileggersi qualcosa a riguardo. Ad esempio nell'immagine sopra uno potrebbe andare alla regola 9.3 per verificare le regole su dove piazzare il rinforzo nella zona E.

Durante la fase di fuoco tedesco mi rendo conto di avere un problema sul fronte all'estremo ovest in quanto i due gruppi di unità hanno molti counter con lo stesso simbolo, quindi quando una postazione colpisce quel simbolo farà una strage come in effetti è successo... In particolare i ranger sono stati falcidiati... La consolazione è che i ranger non contano fra le Infantry Losses che possono determinare una Catastrophic Loss.


Sul fronte est nella US Phase invece sono fortunato in quanto riesco ad indebolire fortemente la WN65. L'attacco con la E/2/116 ha avuto pieno successo in quanto il depth marker si è rivelato un tactical reinforcement e la fanteria seppur ridotta possedeva ancora le armi necessarie a distruggere la postazione nemica. La H/2/16 anche lei attacca la postazione nord (quella sotto) ma non possedendo l'arma necessaria rende solo disrupted questa postazione e dovrà attendere rinforzi.

La situazione sull'estremo ovest come dicevo non è delle migliori. L'unità con l'eroe è stata ferita ed è anche disrupted quindi non agisce. Con i ranger C/2R tenterò un accerchiamento per dirigermi verso la postazione sud viola. Il generale Cota infine spinge le truppe verso la postazione rossa che essendo sopra la scogliera non può essere attaccata dalla spiaggia.

Turno 10

Ancora un evento positivo: Smoke sulla postazione W60 e W61 (che era già stata distrutta). Nella fase di fuoco tedesca invece un'altra fanteria della 29a finisce fra le infantry losses (situazione 3 Infantry Losses della 1a e 2 Infantry Loss della 29a).
L'HQ prosegue verso la postazione W60 oscurata dal fumo.



La fanteria guidata dall'eroe Spalding è giunta a contatto con la postazione blu. La fanteria E/2/116 (che possiede il BZ richiesto) si è portata a diretto contatto con la postazione rossa nord. Il quartier generale della 29a è finalmente giunto a portare in supporto l'artiglieria necessaria a distruggere la postazione marrone rivelata.

Nel prossimo turno inoltre arriverà anche il generale Wyman a dare supporto assieme ad altre unità.


Il generale Cota prosegue la scalata della scogliera portando con se anche un'unità corazzata appena sbarcata. La fanteria con eroe e i ranger AB/2R salgono lo shingle per poter attaccare la postazione viola senza penalità: Infine l'ultimo ranger continua l'accerchiamento.

Turno 11

Parecchi degli sbarchi previsti durante la fase di Landing Phase sono stati affondati o rinviati. Anche l'evento non è stato positivo portando in mappa 3 rinforzi per i tedeschi. La fase di fuoco tedesca è stata dannosa ma poteva finire molto peggio.


In particolare la stella sulla postazione marrone significa che anche un leader in Intense o Steady Fire poteva essere colpito. Con leader si intendono: eroi, HQ e Generali. In particolare l'HQ della 29a si trovava in intense fire della postazione marrone.
Per fortuna la postazione marrone infliggeva una sola ferita assorbita dall'altra fanteria nella stessa posizione dell'HQ (si veda foto del turno precedente). Qualora fosse stato colpito l'HQ non sarebbe eliminato ma andrebbe rimesso sulla turn track 2 turni avanti come rinforzo.
La German Fire comunque manda nelle Infantry Loss una fanteria per divisione (4 della 1a, 3 della 29a).


Le unità controllate dall'HQ continuano l'avanzata verso la postazione viola. A fine partita la postazione arancio non darebbe punti vittoria se la postazione viola non fosse distrutta, in quanto la postazione viola proietta fuoco sulla postazione arancio e quindi quest'ultimo esagono non sarebbe controllato dagli americani.

Finalmente rimuovo i depth marker delle postazioni rossa e marrone e rendo disrupted quella arancio (nella foto manca il segnalino). All'estremo ovest rimuovo il depth marker dalla postazione viola nord e avvicino i ranger alla postazione viola sud.


Turno 12

Nessuno sbarco previsto, l'evento genera 3 rinforzi per i tedeschi e la German Fire Phase aiuta ancora il tedesco ed un'altra fanteria per ogni divisione finisce fra le Infantry Losses.

Continua l'avanzamento verso la postazione viola, questa volta il barrage tentato ha successo e al prossimo turno la postazione viola non farà danni... Con le altre fanterie sulla destra proseguo verso le postazioni di rinforzo marrone e arancio.



Il generale Wyman guida le truppe verso la postazione di rinforzo viola mentre l'HQ della 29a guida le operazioni di attacco alle WN marrone ed arancio.
Dopo aver distrutto la WN rossa il Generale Cota spinge le truppe in aiuto ai ranger dirigendosi verso la WN verde.

martedì 25 novembre 2014

Partita: D-Day at Omaha Beach (Parte 2) [Turni 5-8]

Riprendiamo da QUI l'AAR.

Turno 5

Nel quinto turno da segnalare il primo evento positivo per gli alleati dopo 3 rinforzi per i tedeschi: una nuvola di fumo copre 2 postazioni tedesche che pertanto non spareranno durante la fase di fuoco tedesca.

Sulla fase di fuoco tedesco anche la prima fanteria riceve la prima Infantry Loss. Nella mia fase di azioni distruggo la WN attaccata al turno precedente e le fanterie iniziano a risalire. Sul lato occidentale della mappa la compagnia F/2/116 attacca la WN66N. Non ha le armi necessarie ma riesce a rendere disrupted la postazione. All'estremo ovest (Nota: la mappa è osservata dal punto di vista degli americani quindi a destra c'è l'ovest e a sinistra l'est) i ranger proseguono la scalata della scogliera mentre le truppe si stanno radunando in attesa del generale Cota che sbarcherà al prossimo turno.


Faccio notare anche che i genieri hanno iniziato a sgomberare dalle mine la spiaggia (counter di clear). Quando si alzerà la marea ci sarà il rischio che durante gli sbarchi si colpiscano delle mine se sono esagoni non ripuliti dai genieri.



Turno 6

Gli sbarchi continuano ed un altro evento propizio avviene per gli alleati: l'arrivo di un'eroe.



L'eroe è un elemento importante assieme a generali e quartier generali per la speranza degli alleati di riuscire nello sbarco. Decido di posizionarlo sopra l'unità di fanteria F/2/16. L'eroe fornisce a quest'unità alcuni privilegi fra cui un'azione gratis, un +1 alla forza in combattimento o avere qualsiasi arma richiesta per eliminare un nemico.



Il fuoco tedesco, che spiegherò più in dettaglio in un prossimo turno, genera una seconda Infantry Loss alla 1a divisione. Dopo 6 turni l'alleato ha perso complessivamente 7 unità di carri e ha 3 unità di fanteria rimaste con un solo step di forza.

Nella fase di azioni la 29a divisione dispone ora di un quartier generale e del generale Cota.
La capacità principale di questi due counter è di dare una Free Action a tutte le unità adiacenti. Inoltre permettono di utilizzare le armi a distanza, carri, batterie antiaereo, artiglierie durante gli attacchi alle postazioni nemiche.
Le Free Action sono molto importanti nel gioco perché normalmente un giocatore può attivare solamente 2 esagoni per divisione per compiere azioni.

La fanteria con l'eroe scala la slope portandosi al fianco del bunker tedesco. Le 2 azioni che decido di fare con la 1a sono avanzare la fanteria E/2/116 (faccio notare qua che inizialmente era una compagnia della 29a ma a seguito del drift durante la Landing Phase è ora sotto il comando della 1a fanteria); inoltre un'altra cosa che occorre considerare è che al prossimo turno si alzerà la marea pertanto tutte le unità sulla prima fila di esagoni di spiaggia verranno sommerse se non spostate.
Di conseguenza anche gli sbarchi arriveranno sulla seconda fila di esagoni della spiaggia e inizierà ad esserci la possibilità che alcune unità saltino su una mina durante la Landing Phase.





Con la 29a sfrutto le capacità di HQ e del generale Cota per spostare varie unità, inoltre rieseguo l'attacco sulla postazione marrone per tenerla disrupted (Nota: la postazione è composta da 2 esagoni per cui dall'esagono più in alto i tedeschi continuano a sparare ma potranno ferire al massimo un'unità invece di 3).

Turno 7

Nel 7° turno (Ore 07:45) la marea si alza, l'unità di carri 2/B/741 che nel turno precedente avevo lasciato sulla prima fila di esagoni viene sommersa e viene eliminata. Le Landing Units sbarcano ora sulla linea superiore degli esagoni (si segue la linea azzurra tratteggiata indicata con MID).



Nell'immagine sopra ho indicato con le frecce il drift di un esagono verso est e lo sbarco avvenuto nella fila di esagoni più colpita dal fuoco nemico. L'unità infatti viene colpita subito dallo Steady Fire della postazione arancio ed ha pertanto subito uno step di danno (Tutte le fanterie partono con 3 steps indicati dai puntini a sinistra sul counter).
Nella fase evento pesco un eroe per la 29a che decido di piazzare sulla compagnia di heavy infantry D/1/116.



L'intero fronte più ad ovest potrà ora muoversi con azioni gratuite. Il Generale Cota porterà avanti le 3 compagnie di fanteria (il generale permette un'azione gratuita a tutte le unità a lui adiacenti). Anche tutte le unità di ranger hanno da regolamento una Free Action, per questo ho deciso di piazzare l'eroe Bingham sulla fanteria pesante D/1/116 così da sfruttare l'azione free concessa all'eroe per spostarlo assieme agli altri ranger. Le unità di carri son state quasi del tutto eliminate ma le fanterie e i ranger son in buona posizione.



Al centro la compagnia E/2/116 sta scalando la scogliera (Climb token) per attaccare il bunker rosso che si trova in postazione elevata. Avrò bisogno di ancora qualche turno per portare il quartier generale più al centro delle operazioni in modo da avere più Free Action e attaccare le postazioni marrone ed arancio.
L'unità F/2/116 aspetta rinforzi per poter attaccare la postazione marrone non avendo l'arma necessaria. Avendo comunque un fattore di combattimento pari ad almeno il doppio se ad ogni turno la attacca riesce comunque a tenerla disrupted e questo limita il fuoco della postazione marrone ad un solo possibile hit per turno (la postazione marrone è composta da 2 esagoni e solamente quello sotto è disrupted).

Turno 8

A partire dal turno 8 nella Landing Phase è possibile decidere di ritardare lo sbarco di alcune truppe e decido di ritardare l'ingresso di alcune artiglierie su entrambi i fronti. Come evento il tedesco riceve un depth marker sulla postazione verde del settore est, quindi i tempi per la sua distruzione si allungano (Un turno per rivelare e rimuovere il depth marker; un turno per eliminare l'unità da sola).

Mi concentrerò in questo round nella spiegazione della fase di german fire.
Per ogni settore della mappa si gira una carta:


La prima carta settore est, la seconda, settore ovest. Ogni postazione tedesca è rappresentata da un certo colore (rosso, blu, verde, arancio, marrone, viola); i colori che escono nei quadratini in basso sulla carta indicano i colori di quali postazioni (undisrupted) sparano in quel turno in quel settore della mappa.


Le letterine M,R,P,A si usano solo nella fase advanced del gioco (turni 17-32) e conferiscono azioni ai tedeschi (Patrol, Mortar...)
Nella prima carta il rosso ha due quadratini e significa che quella postazione spara solo se c'è sia un'unità, sia  un depth marker. Vediamo cosa succede nel settore est:


 

Di postazioni marroni non ce ne sono di occupate. La postazione rossa è formata da due esagoni entrambi undisrupted, entrambi con depth marker quindi potenzialmente questa postazione può infliggere fino a 4 step di danni (2 per ogni unità e 2 per ogni depth marker).
Come priorità si controllano prima gli esagoni con intense fire (pallino pieno di quel colore).

Su intense fire qualsiasi unità viene colpita quindi la Heavy Infantry appena sbarcata D/1/116 subirà subito uno step (counter flip).
Poi si controllano gli esagoni con steady fire (cerchietto diviso in 4 settori circolari): in steady fire vengono ferite le unità non corazzate il cui simbolo corrisponde a quello sulla carta, in questo caso il rombo, pertanto anche l'altra fanteria pesante H/2/16 viene colpita e perde uno step.

La postazione verde non spara perchè è disrupted dal turno precedente.
Sottolineo qua che nella Engineer Phase possono essere ripuliti dalle mine (counter clear) solo esagoni che non erano sotto tiro dalle postazioni tedesche in quel turno; in questo caso viola, arancio e verde non hanno sparato quindi potrò ripulire altri 2 esagoni durante la Engineer Phase su questo lato di mappa.

Passiamo al settore ovest (usando la seconda carta) sparano le postazioni arancio viola e marrone in più quella banda nera sulla carta sotto i colori significa che sparano anche le artiglierie tedesche.




Le postazioni marrone ed arancio sono entrambe composte da due esagoni di cui l'esagono sotto disrupted quindi non conta per determinare se quella postazione spara.

La postazione arancio infliggerà uno step all'artiglieria corazzata 58AFA che si trova in esagono di intense fire arancio.
La postazione marrone invece non spara perchè la carta richiede che spari se ha un depth marker, ma l'unica unità della postazione undisrupted non ha il depth marker.
La postazione viola viene attivata e può colpire fino a 3 unità. Nessuna su intense fire viola, su steady fire viola c'è la fanteria A/1/116 che ha il cerchietto come simbolo colpito dalla carta che viene colpita e perde anche il suo ultimo step e viene eliminata.

Infine viene colpita anche un'unità di fanteria di fianco al generale Cota che si trova in sporadic fire viola. In questo caso non subisce step ma va in disrupted e in questo turno non potrà eseguire azioni durante la US phase (eseguirà solo l'azione di rimuovere il segnalino disrupted).



Infine spara l'artiglieria la carta dice che se ci sono almeno 4 artiglierie nel settore di calibro 75, 88 o 105 l'artiglieria colpisce qualcuno secondo un certo ordine di priorità. Nel mio caso viene colpita ed eliminata anche l'ultima unità di carri 2/A/743 del settore ovest.



Nella US phase sfrutto l'HQ per avanzare tutte le unità adiacenti. Inoltre l'HQ attiva un'unità di carri a supportare l'attacco delle fanterie contro la postazione arancio. In questo caso nel depth marker c'era un rinforzo tattico che fa posizionare una nuova unità nella posizione di rinforzo indicata dalla freccia gialla. L'attacco si conclude con l'eliminazione della WN61 (postazione arancio).

H/2/16 si sposta come azione del settore est (la riga tratteggiata grigio sulla parte sinistra della foto divide i due settori della mappa). Le 2 azioni del settore ovest sono invece l'attacco della fanteria alla postazione arancio per tenerla disrupted e lo spostamento della fanteria L/3/116. Le azioni sulla destra sono attivate come free actions dall'HQ.



Il generale Cota fa avanzare le truppe verso la postazione rossa mentre la fanteria pesante capitanata dall'eroe Bingham attacca la postazione viola. Sulla destra i ranger iniziano la scalata della scogliera.